Generazioni evolute

Tra gesti, parole e… silenzi

di Gina Grechi

nonna ragazza 1920

Mia nonna, la madre di mia madre, era una donna di vedute molto aperte. Stupiva, questa sua lungimiranza, perché arricchiva di sfumature eccezionali un carattere fondamentalmente molto diffidente, di matrice quasi patologica, nei confronti dell'umanità intera.


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Eppure, erano le sue parole ad accompagnarmi nel buio, in caso di dubbi e pene d'amore; con la frase «ogni lasciato è perso», risolveva questioni annose e apriva la strada a nuove, eccitanti, opportunità.

cancello giardino 860

Con la nonna Margherita mi confidavo moltissimo. Mia mamma, al contrario della nonna, è sempre stata cauta e tradizionalista.
Quando avevo circa sedici anni, mi regalò un consiglio prezioso, al quale non ho mai smesso di pensare. «Conserva sempre un piccolo giardino segreto», mi disse, «al quale potrai accedere soltanto tu; così da mantenere viva la curiosità nei tuoi confronti e quell'alone di mistero, che, nel rapporto a due, garantisce un percorso efficace».

Così sono il 'prodotto' di una nonna rivoluzionaria e una madre conservatrice! Finché, da 'donna confusa', ho cercato di consigliare me stessa, non ci sono stati problemi rilevanti; un giorno, però, la maternità è giunta a conferirmi quell’autorevolezza, che dovrebbe anche essere promotrice di saggezza folgorante. Allora è stato il caos!

Ad una contemporanea figlia adolescente, infatti, non puoi parlare di giardini fioriti da salvaguardare per l'eternità - oggi una quindicenne non ha il senso del tempo -, né di treni ad alta velocità su cui saltare al volo - con l'aria che tira in giro, è meglio andarci piano -.

Non resta, quindi, che un rumorosissimo silenzio di tomba, da condividere con saggezza. Nel silenzio io e mia figlia comunichiamo moltissimo. Ci diciamo perfino che ci vogliamo bene.

Di tanto in tanto, provo ad entrare in punta di piedi nello spazio dei suoi sentimenti. Le chiedo se l'attenzione per qualche ragazzo intelligente, conosciuto magari fra i banchi di scuola, si intrufoli con decisione «tra i compiti di inglese e matematica». In tutta risposta Clotilde arrossisce e mi caccia dalla propria stanza.

Riflettendoci, oltre al modo di comunicare, anche l'abitudine di manifestare affetto ha subito un'evoluzione importante. Mia nonna non baciava la mia mamma. Mia madre ha baciato e abbracciato molto sia me che i miei fratelli. Io ho consumato le guance dei miei figli e li ho stretti a me, anche quando non dormivano MAI, e la testa mi domandava: «Ma chi te l'ha fatto fare?»

 

intelligenza artificiale evo 1920

 

Mi chiedo se l'INTELLIGENZA ARTIFICIALE avrà un ruolo di spicco anche nella gestione di quegli scambi umani che, fino a poco tempo fa, costituivano il cuore della famiglia. Forse i miei nipoti chiederanno consiglio ad una macchina che saprà riempire lo spazio dei loro interrogativi con immediate e illuminanti risposte filosofiche.

Io, allora, potrò finalmente dedicarmi al cucito e confezionare 'gilerini' lanosi, recuperando l'antica abitudine dell'ava di mia mamma, la bisnonna Partenope, che con un punto rasato dritto e un punto rasato rovescio, comunicava presenza, attenzione e affetto, senza bisogno, forse, di troppe parole.

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