Nuove tecnologie obsolete

50 anni passati fulmineamente

di Luca Villa

Olivetti Prodest PC1 1024d

Alla soglia dei diciotto anni misi mano al mio primo computer. Era un Olivetti Prodest PC1. Per comunicare con lui avevo da poco imparato il linguaggio Cobol.

Uno dei primi semplici programmi che mi ero messo in opera di creare fu la schedatura di oggetti da collezione, utile per la mia raccolta di monete. In quel momento la mia idea di collezionismo era rappresentata solo da loro, le monete. Non lo era sicuramente la macchina da scrivere con cui realizzavo i miei elenchi prima, non lo è stato dopo il computer, il quale mi ha permesso di fare un salto di qualità nella mia catalogazione della raccolta di allora.
Lo accendevi, niente presentazione di Windows: un semplice blink di colore verde in un monitor monocolore ti diceva che potevi iniziare a utilizzarlo. Non c’era internet, i programmi erano su floppy disk e anche quelli che creavi li salvavi su disco, niente memoria disponibile nel pc.
Questo apparecchio e i suoi pari hanno comunque permesso alla gioventù di allora di entrare in un nuovo mondo. Da allora il computer divenne per me oggetto di uso comune, continuai però comunque a collezionare monete.

Un sito internet ha recentemente pubblicato l'elenco delle 10 forme di collezionismo più diffuse nel mondo. Alcune si riferiscono a uno specifico oggetto, ad esempio le monete, altre a delle categorie o settori, come potrebbe essere l'antiquariato, dove quindi è possibile trovare più materiale da collezione.
Ecco l'elenco: Modellismo - Quadri - Francobolli - Monete - Libri - Figurine - Bambole e Soldatini - Antiquariato - Vintage Elettronico - Vintage Pubblicitario.
È possibile notare subito che persistono le collezioni classiche, quali francobolli o monete. Nella classificazione, già di per sé difficile da fare, non sono state citate cifre o un ordine, quindi non è possibile sapere qual è la collezione con il numero maggiore di appassionati. Penso sia quasi impossibile determinarla perché non esistono dei valori reali su cui basarsi, ma solo stime.
Tra i vari generi collezionistici ne spiccano due molto moderni. Uno a ben vedere non lo è, il vintage pubblicitario, in quanto la pubblicità non è nata l'altro ieri. Quello elettronico invece sì, non ha una storia datata.
Quando parlo di questa categoria potrebbe venire in mente il collezionismo di radio d'epoca o dei telefoni a manovella. E se invece dicessi che qualcuno colleziona telecomandi? O i mouse del computer, oppure i telefonini?
A parte i bambini, è materiale passato per le mani di tutti noi. Nella maggior parte dei casi sono ancora oggetti funzionanti, ma cestinati perché tecnologicamente obsoleti. La velocità di innovazione in alcuni campi, quali quelli legati al mondo audio e video, è tale che in pochi anni l'oggetto al top diventi il cimelio del collezionista.

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Apple I, 200 opezzi prodotti nel 1976

Capita che il valore di questi oggetti diventi elevato. È il caso di un computer ritrovato in un centro di recupero di rifiuti elettronici della Silicon Valley. La fortuna ha voluto che uno degli addetti lo identificasse come un Apple I, uno dei soli 200 pezzi prodotti nel 1976 da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ron Wayne. Il computer è stato venduto dalla ditta proprietaria del centro recupero a un collezionista privato per 200.000 dollari.
Non solo l'hardware ma anche il software ha le sue rarità. Lo è il videogioco Gamma Attack, valutato intorno ai 50.000 dollari, la cui rarità è dovuta al fatto che se ne conosce una sola copia ancora esistente. Realizzato per l’Atari 2600, venne prodotto dalla statunitense Gammation in pochissime unità.
Questi citati sono casi estremi di rarità moderne. Il classico Commodore 64 degli anni '80 venne prodotto in milioni di copie. Lo stesso vale per molto del software in uso nel periodo.
Dagli anni '70 fino all'inizio degli anni '80 ci fu un boom nel mondo dei videogiochi. Quello che ora è la normalità, in quel momento fu la grande novità. Questi venivano prodotti sia per consolle appropriate, macchine per le sale giochi e i primi home computer.
Quando parliamo di software in effetti trattiamo di qualcosa di poco materiale. Il collezionismo fa quindi riferimento al programma caricato sul supporto originale, che sia disco, cassetta o altro, completo o meno della custodia o scatola di vendita.
Negli anni '80 presero piede gli home computer. Crollarono le vendite di consolle per videogiochi, diverse ditte chiusero per fallimento, il business mondiale si spostò dagli Stati Uniti al Giappone. Tempo qualche anno nacquero consolle di nuova generazione. Ecco quindi che tutto quanto era prima in uso diventò oggetto da cantina, solaio o peggio discarica. Per qualcuno da collezione. Siamo ora all'ottava generazione di consolle, quindi di "rottami" collezionistici ne sono stati prodotti veramente tanti.
Anche il computer si è evoluto con il tempo. Dai primi modelli con una memoria RAM da pochi Kilobyte, immagine su schermo (o TV) monocolore e grafica di bassa risoluzione e molto "primitiva", si arriva, pezzo a pezzo, o meglio componente a componente, a computer con Gigabyte di memoria, video in altissima risoluzione, grafica da film.

videogioco Gamma Attack

Gamma Attack, videogioco

In ambito tecnologico non possiamo dimenticare le tessere telefoniche magnetiche o con chip. Nascono negli anni '70 ma vedono il loro picco collezionistico negli anni '90. In quel periodo non c'era cabina telefonica che non fosse ispezionata dagli appassionati raccoglitori, alla ricerca di qualsiasi tessera scaduta lasciata sopra l'apparecchio, vicino alle guide telefoniche, o peggio ancora buttata per terra da qualche incivile utente telefonico. Bambini e meno giovani, la collezione di tessere telefoniche aveva contagiato tutti. Vi erano numerosissime comuni, prodotte dai gestori telefonici delle varie nazioni. Anche i privati potevano creare la loro scheda telefonica personalizzata e questo favorì l'incremento dei pezzi da collezionare. Diverse erano realizzate in numero limitato, impossibile da coprire la richiesta collezionistica dell’epoca, difficilmente videro un telefono e scomparirono subito, accompagnate da un folder colorato, nell'album di qualche appassionato.
prima di tutte le schede, decisamente rara, venne prodotta in Italia dalla ditta SIDA nel 1976 e utilizzata presso i telefoni pubblici del Galoppatoio di Villa Borghese a Roma. Il nuovo sistema funzionò ed ebbe subito rapida diffusione. Le cabine telefoniche italiane e mondiali iniziarono quindi a cambiare il proprio sistema di pagamento eliminando il metodo a soldi o gettoni e inserendo il lettore magnetico per schede.
Ritorniamo agli anni '90 dove, completato questo passaggio, la novella Telecom (prima era SIP) iniziò una grande campagna commerciale con le schede telefoniche. Altre nazioni, il Giappone su tutti, ebbero una produzione incalcolabile. Per dare un’idea di questo fenomeno è bene sapere che uscirono tessere telefoniche come inviti di matrimonio o biglietti da visita aziendali. L'evoluzione dei telefoni senza filo, da oggetti ingombranti a tascabili, il loro costo sempre più alla portata di tutti, portò la gente a non utilizzare più i telefoni delle cabine, le quali ora sono quasi completamente scomparse da tutti i paesi.
In pochi anni il boom collezionistico si sgonfiò ma non si spense. Ancora oggi ci sono diverse persone che collezionano tessere telefoniche.

Schede telefoniche Telecom

Le lancette del tempo di questo racconto non sono scese sotto i 50 anni da oggi, però i calcolatori, genitori del pc, c’erano già prima e hanno permesso all’uomo di muoversi nello spazio e arrivare sulla Luna. Il telefono esiste da oltre un secolo, ma solo in questi ultimi anni è considerato un oggetto personale.

I giovani di oggi utilizzano tecnologia sempre più evoluta e che cambia ancora più rapidamente dei decenni scorsi. Magari i prossimi oggetti collezionistici saranno gli smartphone, i tablet o gli ebook readers.
Non dobbiamo poi dimenticare che grazie al computer tutti i collezionisti possono in qualsiasi momento entrare nel web e cercare i pezzi mancanti, trovandoli magari dall’altra parte del globo. C’è chi vede in queste innovazioni una perdita di valore del collezionismo, dove il bello era trovarsi faccia a faccia e scambiarsi gli oggetti, come fanno ancora oggi i bambini a scuola con le figurine. Dall’altro capo del mondo internet invece c’è una persona a te sconosciuta e, avvenuto lo scambio, lo sarà ancora, difficilmente si creerà un’amicizia.

20th anniversary Mac image

Twentieth anniversary Macintosh, costruito nel 1997

Mi piacerebbe quindi chiudere con un finale dove, al lieve movimento della penna ecco comparire la scritta in un romantico corsivo che sostituisca la parola tutta squadrata appena battuta da una stampante ad aghi anni ’80. FINE.

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